L’angelo terrorizzato: Tra letteratura e Big Data

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Nel 1920 il pittore svizzero Paul Klee realizza un’opera destinata a diventare un emblema della storia: Angelus Novus.
Due decenni più tardi il celebre critico letterario Walter Benjamin lo interpretò come l’angelo della storia: trascinato, con le ali spiegate, verso il futuro da una burrasca di vento, ha il volto inorridito perché guarda al passato e alle sue rovine.
Va inesorabilmente verso il futuro, ma di spalle, perché – come ogni essere umano intento a riflettere sul mondo – vede ciò che è stato ma non ciò che sarà.

Angelus Novus, Paul Klee, 1920
31.8 x 24.2 cm , olio trasferito e acquerello su tela

Dare le spalle al futuro

La storia – ci insegnano Klee e Benjamin – non è un processo semplice da interpretare, poiché noi tutti siamo spinti al futuro da una burrasca che provoca danni considerevoli anche ai territori. I flussi storici sono tutt’altro che semplici e pacifici: l’umanità è trascinata verso il futuro per le orecchie, e senza il tempo necessario per fare le cose per bene!
Cosa sia questo vento, poi, è uno dei grandi misteri dell’universo.

Nessuno è chiaramente capace di prevedere il futuro: tutto ciò che abbiamo sotto gli occhi è passato e presente, ed è da qui che deve partire ogni speculazione filosofica e intellettuale. Per affrontare il futuro si deve necessariamente provare a mettere ordine – se non altro epistemologico – al passato.
I dati in nostro possesso sono in buona parte lì, perché – se ci riflettiamo – il presente è un concetto talmente fugace che “decade” immediatamente in passato: il tempo di una domanda, di una riflessione, e l’attimo presente diventa un minuto fa, ergo passato.

Memoria letteraria e Big Data

Il positivismo ci ha lasciato in eredità la convinzione – spesso, ma non sempre, esatta – che gli uomini tendono a comportarsi in modi  simili di fronte a simili condizioni: la storia iniziò ad essere vista anche (sic!) come la possibilità di creare modelli con cui affrontare le sfide del futuro.

Gli studi umanistici sono per loro natura storicizzati, ossia posti su un piano diacronico: si studia la letteratura, la filosofia così come si studia la storia, dai secoli più lontani a quelli più vicini, in ordine cronologico. Tutti questi “studia” provano a rispondere alla domanda mai posta di Paul Klee, esplicitata – ma non del tutto, in fin dei conti –  poi da Benjamin: ovunque ci porti il vento, come possiamo affrontare la situazione se siamo di spalle, e possiamo toccare con mano in futuro allorquando si è trasformato in passato, quindi in maceria? La domanda non ha ancora una risposta precisa, ma il punto di partenza della soluzione non può che partire dall’analisi – qualitativa e quantitativa – dei big data offerti dal passato.

[Antonello Fabio Caterino]

Lo stilo di Fileta è un centro di ricerca – con annessa associazione culturale – riconosciuto da Commissione Europea (PIC 898997068), MIUR e CINECA, e coordinato dal sodalizio di quattro ricercatori non strutturati nelle università italiane, di diversa provenienza, accomunati però dal costante impegno nella ricerca nel settore storico, filologico e letterario.
Lo stilo di Fileta supervisiona l’attività didattica e di ricerca di Docety e ne certifica la qualità formativa .

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Lo Stilo Di Fileta

L’associazione “Lo stilo di Fileta” è un polo di ricerca riconosciuto dalla Commissione Europea (PIC 898997068), coordinato dal sodalizio di quattro ricercatori non strutturati nelle università italiane, di diversa provenienza, accomunati però dal costante impegno nella ricerca nel settore storico, filologico e letterario. “Lo Stilo di Fileta” ha tre principali finalità: patrocinare – interagendo anche con istituzioni di varia natura – progetti umanistici già esistenti, con supporti anche di natura economica; favorire l’attività editoriale e scientifica dei membri dell’associazione, indipendentemente dalla sede di pubblicazione dei prodotti della ricerca; gestire un marchio editoriale, Al Segno di Fileta, coordinando al suo interno collane di alto profilo scientifico, in modo da permettere specie ai più giovani ricercatori di poter pubblicare a spese ridotte ma con la garanzia di un alto valore editoriale; sviluppare e gestire progetti di ricerca in ambito umanistico e filologico proposti dagli associati

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