La pornografia da startup ti fa male

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Forse ancora di più del decennio precedente, gli anni ’10 sono stati uno spartiacque tra il passato e il futuro. Il 2009 era molto meno rapido e smart rispetto ad oggi: all’epoca pagare le bollette o ordinare del sushi con il proprio smartphone sembrava impensabile.
Che sia per organizzare una pizzata con gli amici o per concludere affari, gli anni ’10 hanno rivoluzionato le nostre abitudini.

Lo sviluppo virale dei Social Network e delle loro sottoculture sono sicuramente tra i maggiori responsabili di questo cambiamento epocale.
Con l’abbattimento di tempi e distanze il volume di informazioni si è moltiplicato, ed oggi siamo sottoposti ad un sovraccarico cognitivo senza precedenti nella storia dell’uomo.

Guardami! Guardami!

Di conseguenza la competizione per l’attenzione dello spettatore è divenuta sempre più spietata, e la scena dell’informazione mainstream si è popolata di contenuti estremamente polarizzanti.
L’informazione fa leva su sensazioni più che su informazioni (non è un caso che su alcuni social si parla di impressioni più che di visualizzazioni).

Anche il mondo dell’editoria business non si è sottratta a questa regola non scritta e ha costruito un Olimpo di dropout troppo intelligenti per la scuola.

Questo articolo di Joel Wish (in inglese) definisce in modo brillante e provocatorio questa narrazione come pornografia da startup; per esempio:

Non è mai troppo tardi per sfondare! Sessantenne raccoglie 500 milioni di Dollari in 6 anni!

Peccato che il sessantenne fosse l’ex amministratore delegato di Pets.com, un dominio oramai inesistente che raccolse milioni di dollari già nel lontano 1999.

Sicuramente un buon proposito per il decennio nuovo è prendere le distanze dalla comunicazione di pancia a cui siamo sottoposti, o, se non altro, riuscire a filtrarne il tono di voce.

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